Ultimo avviso per una città in caduta libera
di Pino Ferrante
Quando è necessario e si è in palese emergenza, le nozze si possono celebrare anche con i “fichi secchi”, ma al rito, meglio ai sacrifici, debbono partecipare tutti. Se i cittadini non intendono farlo e vogliono trattenere ad ogni costo il maltolto, conviene dichiarare il fallimento, portare i libri in tribunale e consegnare la fascia tricolore al Prefetto.
E’ intollerabile che una comunità affondi nella disperazione, mentre l’orchestrina composta da una classe di potere in parte trasversale consuma le ultime risorse in cerca di consenso, suonando i soliti ritornelli, che somigliano tanto al “de profundis”.
Sono in pochi a capire che Enna si trova al bivio: o reagisce con una terapia da cavallo, magari chirurgica o si consuma lentamente come una candela. Gli ennesi, continuando a dormire, rischiano di bruciarsi le mani tenendo il moccolo che sta per distruggere le ultime speranze dei loro giovani. Aspettano, forse, questa “bruciante ferita” per svegliarsi e dar vita ad un comitato di salute pubblica composto da gente onesta, preparata ed estranea ai giochi di potere? Se da ignavi non sono in grado di farlo, è preferibile, come nel passato, consegnare la corona del regno di Sicilia ad un re scandinavo, alto, biondo, soprattutto interessato al perseguimento del bene comune.
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