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Un anno
di Papa Francesco.
Ci
son voluti quasi 2000 anni perchè si ritornasse a parlare di
rivoluzione cristiana e culturale. Sulle orme di Francesco
d'Assisi, papa Francesco rinnova la rivoluzione di Cristo, che
ebbe la sua massima espressione con quel manifesto politico,
culturale, umano pronunciato nel discorso della Montagna, con le
Beatitudini, che segnarono la via della più grande rivoluzione
che mai la Terra aveva affrontato. Con le risposte provenienti dal più alto seggio della cristianità, venne riproposto, sotto mentite spoglie, un ritorno a quel neo-positivismo che riduceva la sfera umana e umanistica nella oggettività del processo evolutivo, intrinsecamente deterministico, trasformandolo in un momento evolutivo della Storia e, quindi, storicizzabile e storicizzato. Fu la constatazione del fallimento della sua teologia che lo portò alle dimissioni, avendo registrato lo sconforto del popolo della Fede e il loro allontanamento dalle pratiche religiose. L'insistenza di Benedetto XVI sulle radici cristiane dell'Europa, ha documentato la pretesa massimalista di una superiorità culturale del cristianesimo che limita la dimensione della Fede, non più universale ma ristretta nell'alveo transnazionale di un Occidente pretestuosamente elevato al rango di cultura leader del pianeta. Il ruolo della fede diventa, in tal modo, marginale, come un corollario alla storicizzazione che trascina l'immagine di Dio dentro i fenomeni e gli eventi umani. L'impatto con l'esaltazione delle radici cristiane dell'Occidente, e, quindi, del senso comune e del senso pratico, non distingue il credo religioso, per questo viene indicata l'inalienabile radice cristiana dell'Europa, come carattere antropologicamente distintivo, assimilabile ai tratti somatici distintivi delle razze. Viene, implicitamente, esaltata l'abitudine a non pensare, a non riflettere, a non credere, a non sperare, che viene presentata come il culmine del nuovo progresso che riduce l'uomo alla stessa stregua delle formiche o delle termiti, impostando l'intera vita senza un perché, sostenuta solo dall'istinto di sopravvivenza. Anche la storicizzazione della fede, implicita nel tentativo di storicizzare la divinità di Cristo, che leggiamo nel volume Gesù di Nazaret, non eleva una superstizione in certezza, ma scardina tutto il contenuto culturale sul quale è cresciuto l'Occidente. La strada che Ratzinger vuole dare alla cultura della fede è quella indicata dal pensiero nordico, in senso geopolitico, che si contrappone alla tradizione mediterranea, quella delle grandi religioni monoteiste, che non si pone nemmeno il problema di perdere la trascendenza a vantaggio di una pagina di storia. Gesù non è Odino ! Così si ripropone il problema di Dio e della sua configurazione, che nel pensiero nordico è scientista, probabilistico, pratico, mentre nella cultura mediterranea si è sempre nutrita del rapporto con il sacro, con il mistero, che viene superato solo con la Fede. Auguri Papa Francesco, con Te è rinata la speranza.
Rosario Amico Roxas
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Ass.
Socio-Cult. «ETHOS
- VIAGRANDE»
Via Lavina, 368 – 95025 Aci Sant’Antonio
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