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Nuove poesie di Yari marrani



 



nota biografica

"Yari Marrani è un poeta contemporaneo inserito nella lista dei poeti di WikiPoesia da settembre 2023.

Ha pubblicato "Quel sentiero in mezzo al bosco"(Altromondo Editore) e "Liriche crepuscolari" (Giulio Perrone Editore).

Le sue poesie sono apparse su Poesia del Nostro tempo, Alessandria Today e il quotidiano Vivere Milano.

Collabora con diverse testate giornalistiche, tra cui l'Avanti e il Pensiero Mazziniano.

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             Poesie inedite

del poeta Yari Lepre Marrani
 


1) - 17 Settembre: riflessione poetica.


17 settembre: un crepuscolo qualsiasi
d’un qualsiasi giorno di settembre.
La città si chiude in sé stessa
sotto piogge scroscianti,
il suo aroma profuma di baci malinconici
rubati alle foglie inquiete.
La città mi circonda con i suoi superstiti
che attraversano piccole e grandi
strade come i contadini si trastullano
tra profumati campi d’uva.

Livida, invincibile catarsi d’acqua, vento e ombre.
Sono qui a centellinare le gocce di pioggia
sulla panchina dove un anno fa la mia Musa e amante
ha perduto il suo foulard mentre io perdevo lei.

Una promessa è una promessa,
sigillo tenace che resiste al fuoco dell’amore
ed io son qui fedele sotto i venti di settembre
aspettando di restituirle il suo fazzoletto bagnato
sotto la prossima pioggia di novembre.


2) - Tenebra


Non basta una vita intensamente vissuta
né una morte ardentemente temuta
per comprendere che il dono della ragione
rende l’uomo cattivo più temibile di un lupo feroce.

Tremo innanzi al dolore del mondo,
al tradimento dell’uomo sull’uomo,
al basso raggiro dell’amico sull’amico,
al bambino orbato tra le macerie bombardate,
al povero che maledice vita e indigenza,
al malato tradito dalla speranza,
all’emarginato ingiustamente reietto,
al vecchio languido segregato
sulle rive del fiume del suo sangue derelitto,
tremo all’apoteosi del sole arso
che arde la pelle incolpevole delle creature terrestri,
tremo innanzi ai tormenti di chi ha pregato Iddio
ma ne è stato vilipeso e tradito
e vive all’ombra dell’afflizione.

Misericordia e comprensione
ai malvagi appaiono malvagi
e fratellanza e virtù agli stolti paiono stolti.
Un solitario incedere in foreste lontane
è ormai solo un miraggio ma la fiammella
della speranza ancor non si è estinta.

Tutto si cangerà nella valle di Giosafat.


3 - Il Principe del Castello

La roccia della felicità
non ha confini,
maestosa si staglia all’orizzonte
tra pendii montuosi e fiumi salmastri,
oltre quei villaggi popolosi
abitati dai pellegrini in cammino verso quel miraggio.

La roccia ha mura solenni e giardini floridi
chè al suo interno vive trasognato
il Principe della Gioia.

Orde di forestieri e vagabondi
camminano straziati dal sudore
verso quella dimora che ha la forma di un castello
e le luci di un prodigio.

Il Principe non ha segreti
ospita chiunque giunga da lontano
ad accarezzare il sogno che sta dentro al sogno:
una vita circonfusa dalla fortuna priva di tragici inganni.

Nessuno teme la Roccia ove non trova
spazio se non l’incanto e chi ha sete e fame
deve solo alzare lo sguardo verso il cielo:
ogni sera il Principe alza le mani e ruba vivande
dalle crepe tagliate nelle nuvole.

Possono i viandanti sperare nel cantore
della gioia e dell’Amore?
Potrà il Principe del castello far passare
i pellegrini dalla feritoia dello splendore?

4 - Haiku del tempo


Momenti di vita vissuta.
Non è la fine
è il principio.



5 - La traditrice di Narciso

Un tradimento non riposa mai nel cuore
dell’amante che deve chiedere il permesso
di tradire per aver la forza di farlo.
E sia! Tu, infine, sei nata per tradirmi
com’io son nato per restarti fedele e nel farlo
mi condanno ad una morte in vita innanzi alla
più superba delle Antigoni narcisiste.
Nel disvelamento della tua anima infedele e cruda
il lago ove ti specchiavi ad ogni ora
ti ha mostrato solo il tuo bel volto
e il tuo amante osservava te,
ed io dietro a una rupe ad osservavi, povero stolto!
Ti specchiavi nel lago di Narciso per sentirti simile
ai cigni che quel lago lo attraversavano per te,
fiera e invincibile traditrice,
ma quando ho estratto dal lago prodigioso
lo scrigno del mio amore più grande
della più grande montagna calpestata da passo mortale,
hai riso di me come i cigni innanzi alle anatre.
Dallo scrigno estrassi un ciondolo d’eterna, invincibile fedeltà
ma mai lo darò alle tue mani tremanti di inganno.
Preferisco rigettarlo nel lago alla tua immagine riflessa:
non meriti di meglio, fiera traditrice.



6 - Pessimismo del 25 luglio


Vita non è Vita se un uomo
deve implorare ad altri la sua sopravvivenza.
Morte non è morte se chi le sopravvive
dimentica di commemorare quei defunti
con la Luce della tenerezza
e la dolce nostalgia del ricordo.
Ogni giorno nascono
fratelli aggrappati alla vita:
la trovano nelle luci dell’aurora,
nei tumulti degli amici,
nel lavoro buono che arricchisce e gratifica
ma l’amore nasconde un inganno perché
è il dono più grande della vita ma colma di baci
dionisiaci solo quei fortunati
la cui stella li ha destinati a passione e sensualità.
Il pessimismo si alimenta dietro il tradimento
di una famiglia, della società, dell’infelicità immeritata.
Nel gran lago dei sentimenti si pescano regali diversi
ma solo pochi meritano di non essere rigettati in mare
ma protetti come preziosi.



7- Pioggia o morte

Un paesaggio brullo calpestato
da una muta di cani che han perso il padrone
e cercano un esercito di contadini.
I fattori vogliono la pioggia
ma non odiano il sole,
osservano un orizzonte di tinte purpuree
sin ove si perde quel campo di grano rinsecchito
che vuole la pioggia e teme il sole.
Quel contadino dal cappello a cono di paglia,
quando è arrivata la pioggia a colorare di vita
le campagne perdute
non seppe più se quel momento
fosse un sogno lungo una vita
o la morte dentro a un sogno.
Si agitavano le siepi
raffiche di vento rabbioso
alzavano zolle di terra,
il cielo fu oscurato,
i campi finalmente bagnati non lasciarono
che una spiga di grano in piedi.
La grandine chiuse i cuori a chi voleva solo pioggia
e il dolore fu infinito ma il dubbio ebbe dei confini racchiusi
nel destino dei campi arsi e poi inzuppati.
Dubbio e dolore si separarono:
chi guardava il campo rinfrescato dimenticava il dolore
ma chi sentì sulla pelle del grano la violenza della grandine
si domandò se era la fine di quel campo segnato dai confini
delle lucertole, dei muri roventi e delle vanghe.
Parlavano i frumenti, i granelli di mais,
gli aratri arrugginiti ma forti,
le raccolte di grano, i chicchi d’uva secca,
gli aceri campestri,
le sementi,
le vigne gialle paglierine,
parlavano i frutti sventrati dall’uragano
ma i fattori vinsero il dolore e il dubbio
e lasciarono un atto votivo
che oggi è silenzioso,
domani scalderà il cuore delle nuvole.



8 - Notte grigia

La notte mai mi dà né mi diede
una rivelazione sul giorno che verrà.
I marosi del mare sugli scogli
cantano una cupa melodia che rivedo
a quest’ora bruna sulla mie scarpe affaticate,
sui miei abiti prima succinti, ora logorati.
Se la sera aprisse il suo portento prima della notte
e mi svelasse il destino del mio prossimo giorno
non piangerei più a lungo di quei tocchi del campanile
che della sera annunciano la fine.
In questo mondo avido, esteso e ignobile
la speranza di una notte rivelatrice
mi toglierebbe quell’amara parola chiamata dubbio
su ciò che sarò e ciò che le mie azioni determineranno.
La notte,
muta innanzi alla mia preghiera,
emigrerà su altri uomini più audaci
capaci di gridare al tramonto cosa ne sarà di loro.

Quando potrò cantare i miei meriti
se la notte non svela il mio destino?


 

 

Ass. Socio-Cult. «ETHOS - VIAGRANDE»
Presidente Augusto Lucchese
e-mail: augustolucchese@virgilio.it