GIOVANNI
XXIII ------ IL PAPA
BUONO
INTRODUZIONE
Scrivere di Papa Giovanni XXIII, della Sua vita, della Sua
intensa opera apostolica, degli obiettivi che s’era prefisso e
dei risultati che ottenne, oltre che della sofferenza che ne
precedette la stoica morte, non è certo un compito da affrontare
a cuor leggero. I vari momenti e i vari avvenimenti che
segnarono la Sua vita sacerdotale e apostolica non possono
essere frutto, per la loro complessità e sfaccettatura, di
dissertazioni a braccio, specie se fondate su un semplice sforzo
mnemonico. Si finirebbe col divagare e si correrebbe il rischio,
perdendo di vista la strada maestra, di finire insabbiati in
vacue disquisizioni dottrinarie, storiche o teologiche e
filosofiche, difficilmente comprensibili dalla gran massa degli
umili estimatori del “Papa Buono”. Proprio Lui sosteneva, del
resto, che è più facile giungere al cuore di chi legge o ascolta
con parole semplici e chiare piuttosto che con discorsi
ampollosi e complicati.
Mi permetto di osservare, a tal proposito, che la simpatia,
l’affetto, la venerazione, possono meglio acquistarsi con la
moneta sonante del dialogo bonario, piuttosto che con fittizi e
non riscuotibili “pagherò” basati sul preziosismo oratorio o
sull’ostentazione cattedratica.
Ho fatto a me stesso l’augurio di riuscire ad evitare, nei
limiti del possibile, di tediare chi avrà voglia di scorrere
questi modesti appunti e a tal fine ho cercato di sintetizzare
al massimo i passaggi cronologici, i riferimenti al periodo del
Pontificato, gli aspetti basilari della vita di Papa Giovanni,
sperando che il lavoro possa essere il più possibile esauriente
e si presti a fornire un quadro pressoché completo della Sua
sublime esistenza terrena.
CAPO. 1°
Il Pontificato di Papa Giovanni XXIII, da molti studiosi di cose
vaticane indicato come il “Pontificato della svolta”, ha
rappresentato un momento di intenso risveglio spirituale, di
rivalutazione dei sentimenti etici di fratellanza e di
solidarietà fra tutti gli esseri umani, di riaffermazione del
Verbo evangelico. Il tutto permeato dalla volontà di influire
positivamente sul corso degli avvenimenti sia rispetto alla
congiuntura geopolitica del mondo esistente negli anni cinquanta
che della situazione riferita alla struttura funzionale e
apostolica della stessa Chiesa Cattolica. Non sembra azzardato
affermare che la meritoria attività pastorale del grande Papa
Giovanni appose al Suo Pontificato, sfortunatamente molto breve,
un nitido quanto indelebile “sigillo di vitalità”. In meno di un
lustro (dal 28 ottobre 1958, al 3 giugno 1963), con sicura
determinazione e grande serenità, oltre che con ammirevole
abnegazione, Papa Roncalli riuscì ad avviare un processo di
sostanziali e incisive innovazioni tendenti ad imprimere un
nuovo corso e nuova energia all’opera della Chiesa, cercando di
porla al passo con i tempi. L’emergere della forte personalità
del nuovo Pontefice, un fatto sicuramente imprevisto rispetto
alle “ristrette” aspettative di chi pensava ad un “Papa di
transizione”, si manifestò subito attraverso l’adozione di
innovativi metodi pastorali (specie nei rapporti con il mondo
esterno), basando la propria azione sulla sfida di un efficace
dialogo ecumenico (talvolta spinto oltre i tradizionali limiti
della politica vaticana) e apportando sostanziali mutamenti nel
campo della liturgia. L’instancabile operatività di Papa
Giovanni, sia sul piano apostolico che in campo formativo e
dottrinario, impresse un’incisiva e irreversibile accelerazione
al rilancio dell’azione spirituale e morale della Chiesa,
accelerazione che poi influirà sensibilmente sull’opera dei Suoi
successori, specie dopo la conclusione dei lavori del Concilio
“Vaticano II” da Lui voluto e avviato.
Altro che “Papa di transizione” !
Sarebbe oltremodo sbagliato considerare il Suo breve pontificato
alla stregua di un semplice ulteriore “capitolo” della
millenaria storia della Chiesa Romana. Lo sguardo attento e
illuminato di Papa Giovanni si proiettò lontano, oltre il
limitato orizzonte tradizionale e temporale, per abbracciare il
Mondo intero in un afflato d’amore vitale e coinvolgente. E
proprio questo amore per l’umanità intera, portò ad avviare la
chiarificatrice svolta ecumenica nei rapporti fra la Chiesa di
Roma e i “fratelli separati” delle tante e diversificate
confessioni religiose sparse per il Mondo. “Ut unum sint”
- tutti siamo una cosa sola -, non si stancava di ripetere ai
Suoi spauriti collaboratori o a qualche prevenuto componente del
Sacro Collegio, nel mentre volitivamente seguitava ad affermare
che “non
potrebbesi immaginare perfezione più alta e più cara che quella
del trionfo della pace cristiana, che è pace dei cuori, pace
nell’ordine sociale, nella vita, nella prosperità, nel mutuo
rispetto, nella fraternità di tutti i popoli”.
Non v’è dubbio che la Sua carismatica personalità, avvalorata e
sorretta da un impareggiabile spirito di umiltà e bonomia,
coinvolse, ovunque si venne a trovare per ragione del Suo
ufficio pastorale o diplomatico, gente e ambienti diversi,
uomini illustri, per cultura e per intelletto, governanti di
diverse nazioni, personaggi d’opposte ideologie. Rispettato e
stimato dai potenti della Terra, politici e non, forse più che
dalle stesse gerarchie ecclesiastiche che lo circondavano,
riscosse il consenso e l’entusiastico grande affetto di folte
masse.
Papa Giovanni ha lasciato un incancellabile ricordo – e per
molti versi un incolmabile rimpianto - fra la gente semplice,
fra i derelitti, i sofferenti, gli emarginati che hanno
intravisto in Lui un faro di speranza, di fiducia e di carità. A
costoro, forse più che alla gran massa dei distratti e poco
ferventi seguaci della religione cattolica, è apparso come
l’incarnazione di quei valori cristiani spesso disattesi e per
molti versi travisati nel corso della controversa storia del
Papato.
Non è facile
fronteggiare, a tal proposito, quel certo scetticismo che deriva
dal costatare che taluni valori religiosi sembrano non
identificarsi più con l’alto significato cui essi erano
pervenuti nella sacralità delle Catacombe, ai primordi della
nuova Era. Valori spirituali e morali che sempre più appaiono
trascurati, per non dire annullati, nell’ambito della diffusa
ambiguità della cosiddetta “società civile” che non ha saputo
cogliere il vero messaggio del Cristo. Ciò, probabilmente, è
accaduto anche per colpa delle ricorrenti deviazioni di pensiero
e di opere (a parte la cupidigia di potere e di ricchezza) di
molti di coloro che, nel tempo, sono stati preposti a
diffonderlo. Parecchi di costoro, anche oggi, seguitano ad
affermare di essere “devoti assertori” dei principi del
Cristianesimo ma le numerose “zone d’ombra” esistite ed
esistenti nell’ambito della mai dismessa struttura “temporale”
della Chiesa dimostrano il contrario! L’accumulo e il
mantenimento di immensi patrimoni e di tesori non va d’accordo
con i professati sentimenti cristiani della povertà, intesa come
virtù.
In Giovanni XXIII, pur nei limiti imposti dall’ufficialità
rituale e protocollare, quei valori avevano assunto un eccelso
significato e apparivano stupendamente amalgamati e tangibili.
Avevano plasmato profondamente e degnamente la Sua anima di
convinto assertore del Verbo cristiano accomunato alla devozione
per la prediletta Madre Celeste. Essi hanno costantemente
illuminato l’inconfondibile e indimenticabile espressione del
Suo viso radioso di bontà e serenità, espressione che riusciva a
dare conforto nei momenti di scoramento, sollievo nel
presentarsi delle angustie della vita, spirito d’accettazione
nelle sofferenze e nelle malattie, lenimento nel dolore.
“Chi ha Fede non trema, non precipita gli eventi, non sgomenta
il prossimo”, soleva ammonire il Papa Buono quando i riflessi di
talune “nebbiose giornate” sembravano indurre allo sconforto,
allo scoraggiamento, alla rinuncia.
La forza di tale “credo”, gli conferì certamente il coraggio e
la determinazione che lo animò, rivolto ai Padri conciliari e al
Mondo (apertura del Concilio – 11/10/1962), nel pronunciare
parole nuove di speranza, magari di sapore un po’ rivoluzionario
ma piene di significato:
“…mi arde nell’animo il proposito di lavorare e di soffrire
perché si avvicini l’ora in cui, per tutti, si compirà la
preghiera di Gesù nell’ultima cena”. Incurante delle prime
avvisaglie del male inarrestabile che da li a pochi mesi lo
avrebbe portato alla morte, amava asserire, del resto, che “…la
nostra giornata terrena finisce, ma il Cristo vive e la Sua
Chiesa deve continuarne l'opera nel tempo e nello spazio”.
Semplici, incisive e profonde convinzioni che certamente
servirono ad irrobustire, a vivacizzare e ad avvalorare
l’inossidabile Fede che, nella povertà e nell’umiltà, lo avrebbe
condotto da modesto e umile sacerdote di periferia ad assidersi
sulla Cattedra di Pietro.
CAPO. 2°
Ricordo, come fosse oggi, il giorno della Sua ascesa al
Pontificato, il 28 ottobre del 1958.
Un giorno tiepido e terso che in altri tempi sarebbe stato di
vacanza perché coincideva con l’anniversario della “Marcia su
Roma”, come un poco riguardoso giornalista straniero (Gaston
Coblenz del “Herald Tribune”) ebbe a fare risaltare. Quel
melenso cronista d’oltre Manica, riteneva d’avere trovato, in un
simile sarcastico accostamento, un facile appiglio argomentale.
Non s’era sprecato di certo nello spremere le meningi per
trovare diversi e più consoni riferimenti storici, ammesso che
culturalmente fosse all’altezza di farlo. Non era a conoscenza,
presumibilmente, che proprio in quel giorno cadeva un ben più
importante anniversario: quello della battaglia di “Ponte Milvio”
(zona Saxa Rubra, sulla Flaminia), quando Costantino, dopo che
in cielo gli era apparsa la visione della Croce con incise le
parole “in hoc signo vinces”, sconfisse Massenzio.
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In quel lontano ottobre del 1958, mi trovavo ad Augusta per
ragione del mio lavoro e solo da poco avevo avuto la possibilità
di acquistare un televisore, un monumentale apparecchio a
valvole che solo ad installarlo fu una avventura.
Potei agevolmente seguire, così, nel tardo pomeriggio, il
susseguirsi e concatenarsi della cronaca di quelle ore, dopo
che, alle 17,30 circa, la radio aveva diffuso l’attesa notizia
della “fumata bianca”, finalmente svettata su per il cielo ad
annunciare l’avvenuta elezione del nuovo Successore di Pietro.
La telecronaca, densa di commenti e riferimenti, riguardanti
anche la storia del Papato, si sviluppò in maniera brillante e
riuscì a fornire un esauriente quadro d’insieme dello storico
momento. Venne più volte ricordato, fra l’altro, che per
giungere all’elezione del nuovo Papa erano occorsi tredici
“scrutini”. L’ultimo s’era concluso esattamente alla 17,08. Il
vetusto “comignolo” collegato alla “stufa” della Cappella
Sistina, ponendo fine alla serie delle precedenti dodici “fumate
nere”, aveva emesso la candida nuvoletta dopo circa 20 minuti.
Sulle prime, era sembrato che anch’essa fosse scura, quasi a
deludere, ancora una volta, i tanti pazienti fedeli che, testa
all’insù, osservavano la Basilica nella speranza di poter
cogliere per primi l’atteso momento. Il fumo, lentamente, sembrò
poi divenire grigio e, infine, fugando ogni dubbiosa
perplessità, divenne di un bianco nitido e luminoso.
A conferma di ciò, frattanto, da un’ala dei Palazzi Vaticani,
s’erano affacciate alcune suore che sbandieravano fazzoletti e
drappi bianchi.
L’entusiasmo esplose, incontenibile e fragoroso, mentre
dappertutto s’era preso a battere le mani e si levavano grida di
“viva il Papa”.
Nessuno, però, era ancora a conoscenza di chi fosse l’Eletto e
un po’ tutti ci si sbizzarriva nell’avanzare pronostici. I nomi
dei Cardinali Agagianian, di Ottaviani, di Aloisi Masella, di
Siri, di Lercaro, erano i più ricorrenti. In ogni caso, appariva
arduo azzardare una qualsiasi precisa indicazione, tanto più che
era ben nota la circostanza che il Conclave, in relazione al non
felice momento che la Chiesa Romana stava attraversando, avrebbe
dovuto sciogliere un difficile nodo. Gli ultimi anni del lungo
papato di Pio XII (19 anni, dal 1939 al 1958), specie dopo che
s’erano aggravate le sue condizioni di salute, avevano infatti
determinato, nell’ambito della Curia vaticana, un pressoché
assoluto immobilismo e parecchia rilassatezza.
Le telecamere, seguitando ad inquadrare la monumentale Piazza
San Pietro, offrivano adesso lo spettacolo della strabocchevole
folla, multiforme e compatta, che frattanto andava sempre più
assiepandosi. A detta dei cronisti, era valutabile a più di
300/mila persone. Il vocio si levava sempre più intenso e si
confondeva, quasi a folate, con le note degli inni intonati
dalla Banda dei Carabinieri schierata sul sagrato della
Basilica.
Erano circa le 18,30 quando le vetrate della loggia centrale si
illuminarono e dopo pochi minuti si spalancarono per lasciare il
passo al Cardinale Protodiacono Mons. Nicola Canali e ai Prelati
al suo seguito.
La luna inondava d’argentea luce il grandioso scenario ed era
già alta nel cielo. Il colonnato berniniano sembrava volesse
cingere in un caloroso abbraccio l’immensa moltitudine accorsa
da ogni dove, anche dalle borgate romane più lontane e sperdute.
Solo gli altoparlanti riuscivano a sovrastare il rumoreggiare
della piazza, fornendo segnalazioni e cercando d’imporre un
certo ordine.
Loro tramite, ben presto, si diffuse la voce ferma, pur se
palesemente commossa, del Cardinale Canali :
-“…nunzio vobis gaudium magnum, …habemus Papam, …eminentissimum
et reverentissimum dominum… (e, quasi avesse un nodo alla gola,
fece una lunga pausa che sembrò interminabile) ….Angelo Giuseppe
Cardinalem Roncalli , ….qui sibi nomen imposuit Joannes XXIII
…”.
Dalla folla si levò un irrefrenabile e lunghissimo applauso
mentre risuonavano le note dell’Inno pontificio, intonate dalla
Banda Vaticana.
Trascorse ancora qualche minuto prima che sul balcone illuminato
a giorno apparisse la bianca figura del nuovo Pontefice. Si
appressò alla balconata e levò le mani al cielo in segno di
saluto, un primo commosso segno della Sua nuova altissima
funzione ecclesiale.
L’ovazione dell’immensa folla si protrasse per parecchio e si
placò solo quando il Papa iniziò a pronunciare la sacra formula
della benedizione “Urbis et Orbi”.
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Al termine dell’indimenticabile serata, quando la folla prese a
diradarsi, molti si saranno certamente interrogati sui motivi
che avevano fatto convergere la scelta del Conclave sul nome di
Angelo Roncalli. Data la rispettabile età del nuovo Papa
(settantasette anni), qualcuno avrà magari nutrito qualche
dubbio circa la Sua capacità di reggere il pesante timone della
Barca di Pietro, a prescindere da qualsivoglia irrispettosa
ipotesi circa la durata del nuovo Pontificato. I più volenterosi
si saranno certamente precipitati a cercare fra le pagine di
qualche enciclopedia chi fossero stati, e in quale periodo, i
Papi che avevano portato l’inconsueto nome di “Giovanni”. Se ne
parlerà fra non molto, ritenendo utile, per il momento,
tracciare solo qualche cenno sulla persona e sui trascorsi del
nuovo Papa.
Giovanni XXIII, sino a pochi giorni prima Patriarca di Venezia,
approdava alla Cattedra di Pietro portando con se il retaggio
dei decenni che avevano segnato il Suo percorso umano e
religioso e che avevano forgiato, nel corso della lunga e
tumultuosa vita sacerdotale e pastorale, la Sua forte
personalità. Accomiatandosi dai collaboratori della Curia
veneziana, diretto a Roma per il Conclave, nessuno, e neppure
Lui stesso, avrebbe potuto immaginare che il Suo potesse essere
un viaggio senza ritorno poiché destinato, “per volontà dello
Spirito Santo”, a ricalcare le orme di un altro Patriarca di
Venezia, il Cardinale Giuseppe Sarto che fu Papa dal 1903 al
1914, col nome di Pio X.
Non appare superfluo, al fine d’introdurre un discorso più
chiaro e completo sulla figura del nuovo Papa, fare una breve
digressione d’ordine cronologico (segnalando in ogni caso che
taluni passaggi saranno ripresi e approfonditi nel contesto dei
capitoli a seguire).
Angelo Giuseppe Roncalli
nasce il 25 novembre 1881 a Sotto il Monte, un paesino della
provincia di Bergamo, quartogenito di 13 figli. Quando, nel
1892, entra in Seminario erano ancor vivi i laceranti contrasti
fra l’apparato della ancor giovane Nazione italiana e la vetusta
e conservatrice impalcatura della Chiesa cattolica, contrasto
peraltro acuitosi a seguito dell’annessione al Regno sabaudo dei
territori dello Stato Pontificio e della occupazione di Roma
(“breccia di Porta Pia” - 20 settembre 1870) che segnò la fine
del “potere temporale” della Chiesa. La scena politica era
dominata, allora, da vari movimenti e partiti che si rifacevano
al pensiero liberale e i cui numerosi seguaci erano ritenuti,
più che altro dagli ambienti cattolici, “mangiapreti”, massoni,
atei e miscredenti. Si erano affermate diverse e robuste
correnti di pensiero che apertamente osteggiavano la Chiesa, sia
quale proiezione di un non più condivisibile del citato “potere
temporale”, sia come espressione di un assolutismo religioso che
lasciava pochi s pazi alla professione di altre Fedi, anche se
derivanti dallo stesso ceppo cristiano. Nel 1901, il giovane
seminarista Roncalli, ancora Diacono, dovette sottostare alla
mal digerita “ferma” del servizio militare di leva che lo portò
ad esprimere duri giudizi sulla pressoché incivile vita di
caserma e sul modo con cui venivano trattate le “reclute”.
Appena congedato riprese gli studi e nel 1904, a Roma, è
consacrato sacerdote. Nel 1905, chiamato all’incarico di
segretario particolare del Vescovo di Bergamo, insegnerà
teologia nel Seminario di quella Diocesi. Nel 1915, arruolato
nell’Esercito, partecipa alla guerra col grado di sergente di
Sanità prima e di Cappellano militare poi. Nel 1920, nominato
Monsignore, torna a Roma quale coordinatore dell’Istituto di
“Propaganda Fide”. Ordinato Vescovo, nel 1925 è nominato Legato
Pontificio in Bulgaria. Nel 1935, è trasferito a Istanbul e
successivamente assume anche l’incarico di “delegato” per la
Grecia. Nel 1944, diviene Nunzio Apostolico a Parigi ove svolge,
altresì, la funzione di “osservatore della Santa Sede per
l’UNESCO”. Nel 1953, infine, è elevato alla porpora cardinalizia
e assume la dignità di Patriarca di Venezia.
Queste, in sintesi, le tappe salienti della Sua ascesa al Trono
di Pietro. Per via dei numerosi e non facili incarichi
diplomatici all’estero, il “coriaceo” Angelo Roncalli
(come definito dall’allora Presidente della Repubblica Francese)
ebbe l’opportunità di trovarsi a contatto col mondo orientale
islamico e ortodosso (Bulgaria, Turchia e Grecia) oltre che con
quella parte d’Europa (Francia, Belgio e Olanda) ove esistevano
radicate tendenze anticattoliche (in gran parte scaturite dal
periodo dello scisma d’Occidente) e ove ci si doveva adattare a
vivere gomito a gomito con la Chiesa Anglicana d’Inghilterra,
con la forte Chiesa Luterana tedesca, con le varie Congregazioni
Protestanti svizzere e mittel - europee.
Sin dal periodo post –
bellico, Parigi rappresentava, oltretutto, il punto d’incontro
di filosofi e scrittori, come Giacomo Maritain, Alberto Camus,
G. Paolo Sartre ed altri, che, nell’ambito della nascente
“cultura esistenzialista”, avevano creato un vasto entroterra
culturale e avevano dato alle stampe (ottobre 1945) una nuova
agguerrita rivista, “Le Temps Modernes” cui, a fronte di diverse
sfaccettature culturali, tutto avrebbe potuto attribuirsi tranne
il fatto di nutrire esclusivi sentimenti filo cattolici.
Papa Roncalli, in definitiva, per via dei molti e diversificati
incarichi, dovunque e sempre vissuti con umiltà, abnegazione e
dedizione, poté acquisire quell’inestimabile bagaglio di
esperienze e conoscenze che poi, da Papa, gli sarebbe stato
oltremodo prezioso per affrontare con sicurezza, determinazione
e all’insegna della concretezza, il gravoso compito di ridare
slancio apostolico e vitalità ecumenica alla Chiesa romana. E’
da sottolineare, altresì, che il lungo e periglioso periodo
trascorso all’estero, senza mai venire meno alla più stretta
osservanza dello spirito di fedeltà ai valori cristiani,
contribui parecchio ad irrobustire l’aspirazione e la volontà di
operare per un incisivo rinnovamento della Chiesa.
novembre 2007
Augusto Lucchese
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Ma il
ricordo più bello di Papa Giovanni è senz’altro quello legato
alle stupende parole che ebbe a pronunciare la sera
dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II - (11/10/1962).
E’ l’indimenticabile “DISCORSO DELLA LUNA”
°°°°°°°°°°°°°°°
....... Alla fine di quella faticosa giornata (apertura del
Concilio), Papa Giovanni s’era già ritirato nella sua stanza
quando il lungo e reiterato applauso della folla ancora presente
in Piazza San Pietro (era stata improvvisata, peraltro, una
spettacolare fiaccolata), indusse Mons. Capovilla, suo
Segretario particolare, a pregarlo di affacciarsi per benedire i
fedeli.
Si lasciò convincere di buon grado, s’appressò alla finestra e
nel rispondere all’entusiastico saluto della folla, gli fu
spontaneo rivolgere ad essa la propria parola. Fu un discorso “a
braccio” e per tal motivo esso è maggiormente meritevole di
rimanere nella memoria e nel cuore dei fedeli.
Nessuno, in quel momento, avrebbe potuto immaginare che quella
breve allocuzione, come detto improntata al momento, sarebbe
divenuta un ricordo indelebile nell’animo di chi ebbe la fortuna
di ascoltarla dalla Sua viva voce. Essa era destinata ad
assurgere, già dal momento stesso in cui fu pronunciata, al
ruolo di qualificante riferimento del Suo Pontificato, sino a
divenire, poi, un esaltante retaggio spirituale.
Con tono coinvolgente e bonario prese a scandire le Sue toccanti
parole e subito s’avvertì, dagli applausi scroscianti,
l’entusiasmo che determinavano fra la gente. Riportandone il
testo integrale e rileggendo quelle indimenticabili e
straordinarie frasi, è come rivivere la commovente ed esaltante
atmosfera di quella sera:
“… Cari figlioli, …
sento le vostre voci, ...sono tante,
…la mia è una voce sola ma è la voce del mondo intero;
…qui tutto il mondo è rappresentato;
…si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera,
…potete osservarla lì in alto, … a guardare questo spettacolo;
la Piazza e la Basilica di San Pietro illuminata da mille luci …
Noi chiudiamo una grande giornata di pace, … sì, di pace.
Se domandassi, … se potessi chiedere ora a ciascuno di voi:
da che parte venite?
I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati,
risponderebbero: ah, noi siamo i figli più vicini,
e voi siete il nostro Vescovo.
Ebbene, figlioli, voi sentite veramente di rappresentare
la ‘Roma caput mundi’,
la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza è
stata chiamata ad essere attraverso i secoli.
… La mia persona conta niente, … è un fratello che parla a voi,
… un fratello divenuto padre per volontà di nostro Signore;
… ma siamo qui’, … tutti insieme, … per spirito di paternità, di
fraternità, per grazia di Dio…;
… continuiamo dunque a volerci bene, … a volerci bene così, ….
nell’incontro.
Gloria a Dio e pace agli uomini di buona volontà;
…cogliamo quello che ci unisce e lasciamo da parte ciò che può
tenerci un po’ in difficoltà;
… Tornando a casa troverete i vostri bambini, …date una carezza
ai vostri bambini e dite: ….questa è la carezza del Papa;
…troverete qualche lacrima da asciugare, … fatelo;
… e dite a chi soffre una parola di conforto;
…il Papa è con Voi, …specialmente nelle ore della tristezza
o dell’ amarezza;
…e poi, tutti insieme animiamoci,
cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel
Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, … continuando per il
nostro cammino.
…e adesso a voi tutti la Santa Benedizione e la buona notte …
che mi permetto di augurarvi” !
...........................
Video
Quale commento potrebbe essere aggiunto a così belle, spontanee,
profonde e umane parole ?
Nessuno !
Ancora oggi, nel riascoltarle o nel rileggerle, suscitano
sensazioni d'irrefrenabile commozione, di profondo benessere
spirituale, di pace interiore, di benevolenza verso il prossimo.
Sono come lo scorrere di un limpido torrente di montagna, come
l’ascolto di una struggente poesia, come una celestiale musica
che fa vibrare l’animo. E spunta anche qualche lacrima.
Esse, oltretutto, riescono a far rivivere l’anima santa di Papa
Giovanni!
2007
Augusto Lucchese
=*=*=*=*=*=*=*=

Tratto da:
"Giovanni XIII - Il Papa dell'umiltà e della
Bontà" di
Augusto Lucchese
edito novembre 2007 da
STAMPA LIBRI BOOK ON DEMAND -
MACERATA.
Prezzo di copertina €.12
-
E' in ristampa la 2°
edizione.
Della 1° edizione rimangono solo poche copie.
Chi volesse può farne
richiesta alla Associazione ETHOS
inviando una e-mail a
ethosassociazione@alice.it.
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