In relazione a
quanto accaduto di recente circa lo sprofondamento di una
“carreggiata” della statale 121 PA-AG (appena “collaudata”, si
fa per dire) e circa il cedimento di alcuni piloni del viadotto
“Himera” della A 19 PA-CT,
riproponiamo
uno scritto risalente all’estate del 2011

AUTOSTRADA
CATANIA – PALERMO
di
Augusto Lucchese
Giorno 13 luglio ho avuto occasione
di partecipare al convegno organizzato a Palermo (Villa Zito)
dalla Fondazione Congiuntura RES (Istituto di Ricerca su
Economia e Società in Sicilia) sul tema “Analisi e Previsioni
della economia in Sicilia”, cui sono intervenuti personaggi
d’alto profilo. .
Lungo il viaggio di ritorno, percorrendo la malconcia e insicura
Autostrada Palermo-Catania, non ho potuto fare a meno di
osservare, nella sua interezza, il rattristante quadro del
degrado ambientale, paesaggistico e strutturale in cui versano
parecchie zone ad essa limitrofe.
A chi dare la colpa?
In gran parte a quei Siciliani che non hanno amore e rispetto
per la propria terra pur se, di rimando, non si può non
inchiodare alle loro rispettive responsabilità gli organi di
governo nazionale e regionale nel tempo succedutisi al timone
della cosa pubblica in virtù di quella falsa democrazia nostrana
strumentalmente legalizzata e gestita dai partiti e dagli
affaristici “potentati” di turno.
A prescindere, poi, dal fatto che il viaggiare da Catania a
Palermo e viceversa (alla pari e forse più con quanto accade in
molte altre zone dell’Isola) è divenuto un costante fattore di
rischio.
E’ assolutamente vergognoso, oltretutto, che per percorrere una
distanza di appena 190 chilometri si debba impiegare, se tutto
va bene, circa tre ore.
Senza dire poi degli abituali paurosi ingorghi nelle zone
capolinea, degli incidenti che talvolta bloccano per ore la
circolazione, delle onnipresenti deviazioni per lavori in corso,
dell’insufficiente segnaletica, spesso poco visibile e talvolta
ridotta in uno stato miserevole, ecc. ecc. Muretti dissestati, "guard
rail" divelti e contorti, aiole trasformate in autentiche
pattumiere, erbacce che invadono la carreggiata, piante
abbandonate ad un ben misero destino, aree di sosta non
attrezzate e colme di rifiuti, raccordi e svincoli stretti e
pericolosi poiché progettati male da chissà quale genio della
viabilità stradale e ancor peggio realizzati da inesperienti
imprese tuttofare.
E' evidente che i responsabili del dipartimento ANAS di Palermo
non ritengono “remunerativo” (utilitaristicamente parlando)
dotare l’azienda di adeguat i
piani di periodici monitoraggi delle imponenti opere (di massima
abbandonate a se stesse), di costante accertamento della
sicurezza del tracciato, di ripristini straordinari delle opere
obsolete. Si ritiene sufficiente limitare il tutto ai "normali"
lavori di ripristino del manto bituminoso della carreggiata o
alla sostituzione di qualche recinzione divelta o danneggiata,
mediante interventi assegnati a ditte private, talvolta a
discrezione dei capi servizio e non si sa quanto nel rispetto
delle "norme". E’ evidente che i vari "passaggi burocratici"
lasciano parecchi varchi aperti ad eventuali "trattative", per
come qualcuno, magari malignamente, insinua.
Non parliamo poi di miglioramenti estetici, di rimboschimento di
talune desertiche e franose aree (la Forestale esiste solo come
capitolo di spesa e quale agevole stipendificio?), di
segnaletica efficiente, di adeguati spiazzi di sosta, di
funzionali impianti di segnalazione emergenze. Un complessivo
scenario da terzo mondo, non certo degno di una Regione a
vocazione turistica.
Quale giudizio sono indotti ad esprimere i turisti stranieri,
cittadini di Nazioni sicuramente più efficienti, quando vengono
a trovarsi a contatto con tale deludente realtà? Quando, alla
fine, torneranno nelle loro zone di provenienza, quale tipo di
pubblicità faranno alla Sicilia? Presumibilmente non saranno
tanto teneri.
Anche l’attuale governo regionale, smentendo clamorosamente le
promesse e le aspettative, ha dato dimostrazione di sostanziale
rinuncia ad affrontare l’annoso problema che minaccia di
divenire sempre più grave. Sta di fatto che la già malconcia e
inadeguata rete viaria isolana (ivi compresi parecchi tratti
autostradali) è sempre più impercorribile, trascurata e
pericolosa. I modesti e rari interventi delle amministrazioni
preposte (ANAS, Province e Comuni), l’ammodernamento di brevi
tratti di qualche strada nazionale (magari per intercessione di
qualche capo bastone politico), l'invalsa smania delle "rotonde"
(non sempre funzionali pur se costose), sono i tasselli di un
complessivo mosaico fatto di colposa trascuratezza, di
inadempienze, di mancanza di una razionale programmazione degli
interventi di lungo periodo e non solo di emergenza o a
posteriori.
E a tal proposito, è da bugiardi affermare che "mancano” le
risorse finanziarie.
Ci vorrebbero spiegare dove va a finire il fiume di denaro
direttamente o indirettamente spremuto agli utenti della strada?
Molti politici, talvolta autentici turlupinatori, dovrebbero
almeno avere l'onestà morale d’ammettere che esso viene
furbescamente dirottato - in un certo senso arbitrariamente -
verso i variegati e macroscopici vuoti di risorse, amaro frutto
del sistematico e continuo malgoverno della spesa pubblica.
Talvolta anche le briciole vengono artatamente distratte. Il
miglioramento della viabilità e relativa manutenzione, le
indispensabili infrastrutture, la funzionalità dei servizi, la
protezione e la sicurezza, non trovano, pertanto, adeguato
ristoro.
E' scandaloso che, di contro, interi capitoli si spesa (si
tratta di miliardi e non di bruscolini) siano sfacciatamente
destinati al mantenimento dei novanta onorevoli (?) di Sala
d'Ercole, alle spese di gestione dell'elefantiaco apparato
governativo (che, di massima, è composto da dilettanti allo
sbaraglio o da furbi tornacontisti), alle sontuose strutture del
parlamentino regionale, della presidenza e di qualche
assessorato. E in quale capo d’accusa andrebbe inserito il
reiterato rinvio dei provvedimenti di eliminazione di quella
pletora di Enti e aziende regionali dimostratamente improduttive
ma ingorde mangiasoldi?
Sono di pubblica conoscenza, inoltre, i pesantissimi oneri di
gestione del personale il cui abnorme organico rappresenta la
palla al piede dell’Ente Regione, divenuto, di fatto, una sorta
di colabrodo finanziario più che altro volto a soddisfare le
pretese clientelari ed elettorali dei vari boss politici, specie
se portatori di più o meno ricchi portafogli di voti.
Come dire che ci si trova al cospetto di una sorta di pozzo di
San Patrizio che ingoia ogni risorsa.
Gli indispensabili interventi sulla viabilità possono quindi
aspettare, “sine diem”, salvo poi a recriminare quando accade
qualche incidente mortale o qualche disastro.
luglio 2011
Luau
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