I
maneggi dei politici: Giulio 3monti.
Se
c’è un dato incontrovertibile è quello che ci regala personaggi
dei quali necessita ricordare (a pochi) e far conoscere (ai
molti distratti) le malefatte ordite utilizzando il potere
politico.
Oggi mi è venuta incontro la N.D. Beatrice Rangoni Machiavelli
(cognata della marchesa Casati Stampa di Soncino, alla quale
Berlusconi truffò l’imponente villa di Arcore, con la
compiacente complicità dell'avv. Cesare Previti nella sua doppia
veste di amministratore della Casati Stampa e di venduto
complice del non ancora pregiudicato Berlusconi, del quale ci
occuperemo molto presto analizzando i reati ante discesa in
campo politico).
La sig. Beatrice mi ricorda un suo scritto e un articolo che
descrive la fervente attività dell'on. Giulio 3monti come
ministro delle finanze dei governi Berlusconi.
3monti
risulta essere il solo tributarista italiano che non ha bisogno
di conoscere le leggi tributarie del paese del quale è stato
ministro delle finanze, perché, molto semplicemente, lui le
leggi se le è fatte su misura per ogni cliente di riguardo che
lo interpellava, e si è trattato di condoni, sanatorie e scudi
fiscali, tutti in grado di difendere gli interessi dei grandi
evasori fiscali, degli esportatori di capitali all’estero, dei
corrotti e corruttori, dei turbatori di aste, e dei fornitori di
falsi servizi alle istituzioni.
Ad
infangarne ulteriormente il ricordo di questo personaggio basta
quella ignobile social
card con la quale
obbligava i più poveri della nazione ad esibire pubblicamente il
loro stato di bisogno per ottenere, in cambio, 350 gr. di pane
al giorno, insufficienti a garantire il diritto alla vita.
Si
dice che l'Italia sia una rigogliosa penisola
circondata da 3 mari,
ma (bisognerebbe aggiungere)
rovinata da 3 monti.
Rosario Amico
Roxas
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Lettera di Beatrice Rangoni
Machiavelli
Cari
amici,
Nello
scoraggiante Guinness dei primati negativi, nel quale l’Italia è
protagonista, riteniamo doveroso ricordarne un altro.
Siamo l’unico Paese, nell’ambito dell’Occidente
industrializzato, ad avere un ministro dell’Economia e delle
Finanze che pretende di ricevere il suo compenso in contanti,
quando i comuni cittadini non possono pagare in contanti più di
2.500 euro.
Conoscendo la memoria corta degli italiani, allego un
articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 3 settembre
2010.
Il conflitto di interessi segnalato è macroscopico, ma pochi
hanno ritenuto di doverlo denunciare perché anni di governo
Berlusconi hanno abituato gran parte dell’opinione pubblica a
non considerarlo un fatto lesivo dell’interesse generale.
Quando nel 2008 è stato nominato Ministro dell’Economia e delle
Finanze, Tremonti risultava ancora socio dello Studio di
consulenza fiscale Vitali, Romagnoli, Piccardi e Associati,
fondato da lui. Poi il suo nome è scomparso.
Abbiamo il dovere di ricordare tutto ciò che ha contribuito al
nostro declino economico politico e morale, affinché il governo
che verrà dopo ne tenga conto per spianare la strada alla
ricostruzione democratica del nostro paese.
Un
caro saluto
Il
Fatto Quotidiano - 3 settembre 2010
Come scansare il conflitto di
interessi
L’Immobiliare Crocefisso di
Giulio Tremonti
e signora prende probabilmente il nome dalla centralissima via
milanese dove sono situate le principali proprietà della ditta.
In via Crocefisso 12, c’è proprio lo Studio di Consulenza
Fiscale Vitali
Romagnoli Piccardi e Associati,
fondato dall’attuale ministro dell’Economia. Nelle legislature
dispari, quando il ministro non è ministro, il suo nome
ricompare nella targa all’ingresso. È stato cancellato l'ultima
volta due anni fa, quando le elezioni politiche del 2008 hanno
riportato al governo la compagine guidata da
Silvio Berlusconi.
Non risulta che lo studio fiscale Vitali Romagnoli Piccardi e
Associati abbia avuto finora tra i suoi clienti Luigi Zunino o
qualcuna delle sue società. Le sue prestazioni, universalmente
riconosciute di altissimo livello, si intrecciano però
abbastanza spesso con le attività di governo dell'ex partner
Giulio Tremonti.
Ha fatto epoca a suo tempo la vicenda della Bell, la finanziaria
lussemburghese con cui Roberto Colaninno e i finanzieri
bresciani guidati da Emilio
Chicco Gnutti
scalarono Telecom Italia. Inizialmente la Bell aveva come
presidente il tributarista Raffaello Lupi, stretto
collaboratore di Vincenzo Visco, ministro delle Finanze e
poi del Tesoro a fine anni Novanta.
Nel 2001, dopo il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi, il
ministero dell’Economia guidato da Tremonti aprì un procedimento
per evasione fiscale contro la Bell, accusata di aver
risparmiato, grazie alla esterovestizione, centinaia di milioni
di euro di tasse sulla vendita del pacchetto di maggioranza
Telecom alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera. Per
difendersi dai mastini fiscali di Tremonti la Bell si
affidò allo studio Vitali Romagnoli etc. e l’ebbe vinta.
Risultò poi dal bilancio Bell un pagamento di 31 milioni
di euro di parcelle allo studio ex Tremonti, ma gli ex soci del
ministro dissero che i loro onorari non superavano i 5 milioni.
Non si è mai saputo che fine abbiano fatto gli altri 26 milioni.
Difficile in casi del genere applicare la formula del conflitto
d'interessi. Quando l'Agenzia delle Entrate mette sotto accusa i
clienti dello studio di consulenza fiscale dove lavorava il
ministro delle Finanze prima di fare il ministro non c’è niente
da dire. E quando una società si affida allo studio ex Tremonti
lo fa perché sono ottimi professionisti o perché sono amici del
ministro?
Per esempio nel 2008, quando Tremonti esordì nel nuovo governo
con la Robin Tax che doveva spennare i petrolieri, il
gruppo Erg della famiglia genovese Garrone si
affidò allo studio ex Tremonti per farsi aiutare a minimizzare
l’impatto sui conti della bastonata. Interessante anche il caso
della siderurgica
Tenaris (famiglia
Rocca) che si è affidata allo studio Tremonti per un
contenzioso da 150 milioni con l’Agenzia delle Entrate, e pochi
mesi dopo, con Tremonti diventato ministro e fuori dallo studio,
si è vista dare ragione dai nuovi vertici dell’amministrazione
fiscale nominati dallo stesso Tremonti.
Tra i clienti dello studio Vitali Romagnoli Piccardi c’è da
sempre il gruppo
Fininvest della
famiglia Berlusconi, ma c’è anche il
Monte di Paschi di Siena,
catalogata come banca rossa.
Ma quello che appare un piccolo capolavoro è il riavvicinamento
a un centro di potere come Intesa Sanpaolo, la prima
banca italiana, che vede al vertice due prodiani storici come
Giovanni Bazoli
e Corrado Passera. Mentre le intemerate di Tremonti
contro i banchieri si sono stemperate in un clima di dialogo
costruttivo, lo studio legale bresciano Pavesi Gitti Verzoni,
imperniato sul giurista Gregorio Gitti, genero di Bazoli, ha
siglato una partnership operativa con lo studio legale Vitali
Romagnoli Piccardi di Milano.
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